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Testimonianza di quattro tecnici delle luci che hanno lavorato con lui in tour

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Testimonianza di quattro tecnici delle luci che hanno lavorato con lui in tour

Messaggio Da silvia80 il Ven 9 Dic 2011 - 23:07


Testimonianza di quattro tecnici delle luci che hanno lavorato con lui in tour
Una retrospettiva della vita in viaggio con Michael Jackson
Pubblicato Martedì 4 agosto 2009
da Bryan Matthews




Cantante di fama mondiale, compositore, Michael Jackson è nato a Gary, nell'Indiana, il 29 agosto 1958. Durante la sua vita, ha venduto milioni di album in tutto il mondo come membro dei "The Jackson 5" e, senza dubbio, è il solista più prolifico nella storia della musica. La sua vita è stata piena di molte avversità, processi, e polemiche, ma dietro al personaggio pubblico ed ai titoli dei tabloid, c’era il Michael Jackson artista. Era un’artista esperto che capiva esattamente come mettere su uno spettacolo e portare ad applaudire una folla di migliaia di persone.

Dietro le quinte, le troupe di produzione hanno spesso avuto modo di sperimentare tutto a proposito di ciò che era la vita con Michael Jackson. Come un omaggio a uno dei più grandi artisti musicali di tutti i tempi, la “Philips Vari-Lite” ha contattato quattro professionisti delle luci per condividere con noi ciò che ha significato per loro la vita in un tour di Michael Jackson. Peter Morse, Jim Waits, Benny Kirkham, e Greg Brooks possono aver avuto diverse responsabilità lavorando con Michael Jackson, ma tutti condividono una cosa: un’unica prospettiva sul Re del Pop.


Come ho cominciato un tour con Michael Jackson

Ogni progettista dei sistemi di luce, programmatore e tecnico, riesce a ricordare dove e come ha ottenuto quel particolare concerto. Quando è stata offerta la possibilità di lavorare con l'artista più venduto del decennio, non molti avrebbero declinato specialmente quando gli sarebbe stata data la possibilità di mostrare davvero la loro capacità nella illuminazione.

"Sono stato il designer delle luci nei Tour “Dangerous”, "History" e nel “Michael & Friends”, inizia il designer Peter Morse. "Avevo lavorato con il manager di Michael per un certo numero di anni, così quando mi hanno chiamato, naturalmente ho detto: “Si”. Ero emozionato perché tecnicamente parlando, Michael era il sogno di ogni designer delle luci. Con lui non c’erano regole e anche se alcune delle sue idee parevano “arrivare inaspettate”, trovavamo il modo di farle. Era il tipo di artista che potevi far fatica a raggiungere, nella misura in cui tu avevi bisogno di effetti, ma niente lo avrebbe distratto e sarebbe servito solo a sostenere quello che stava facendo. Aveva queste idee bizzarre e meravigliose che non sapeva come realizzare tecnicamente, ma sapeva a cosa concettualmente avrebbero dovuto assomigliare. Chiedeva le cose in modo molto semplicistico, sebbene ciò avrebbe portato a molte sfide tecnologiche”.

"Le prime cose che ho fatto con Michael, sono stati un paio di show dei “Jackson 5” alla fine del 1970 e la volta seguente è stato quasi dieci anni più tardi nel 1987", ha aggiunto Jim Waits. "era il suo primo tour da solista, il “Bad tour”, che è venuto subito dopo il “Victory tour” e l'uscita dell'album Thriller. Per il tour ero il programmatore del “Vari-Lite” e il capo della squadra tecnica del “Vari-Lite”.

"Ho iniziato con Michael nel Tour "History" nella primavera del 1996", ha dichiarato Benny Kirkham. "Stavo lavorando al "Vari-Lite" allora e Jim Waits mi raccomandò per lo spettacolo. Avevamo tutti gli apparecchi classici di illuminazione della "VARI * LITE ® in questo tour come gli apparecchi VL2C™, VL4 ™, VL5 ™ Wash, e VL6 ™. Era il mio concerto, li montavo ogni giorno."

"Quando sono stato contattato da Jim Waits, ero alle Olimpiadi e stavo facendo uno degli spettacoli all'aperto di Atlanta", ha detto Greg Brooks. "Era molto richiesto così quando mi chiamò per partire e mi inserì in un tour di Michael Jackson, ero molto eccitato. Ero abbastanza calmo per quello che era il mio primo tour. Benny e io abbiamo lavorato insieme come tecnici di gestione della "Vari-Lite" di tutti gli apparecchi di illuminazione "VARI * LITE ".

Il rapporto di lavoro con Michael Jackson

I designer delle luci e i tecnici si divideranno molte opinioni su tanti artisti musicali, ma non importa quale sia il rapporto di lavoro, è come tutti devono trovare un modo per mettere su un grande spettacolo.

Morse ha continuato, "Ogni artista è diverso. Alcuni artisti non si fanno affatto coinvolgere nell'illuminazione dei loro show, e alcuni non sanno nemmeno il tuo nome. Altri sono eccessivamente coinvolti. Alcuni sanno di cosa stanno parlando e altri no. Michael non poteva conoscere tecnicamente quello che chiedeva, ma sapeva, nella sua testa, ciò che artisticamente voleva. A volte diceva “posso avere molta luce bianca qui?” oppure “posso avere una luce bianca sopra la mia testa?” E, naturalmente, avremmo fatto quello che potevamo per farlo accadere. Si arrivò ad un punto in cui avrei potuto immaginare quello che voleva perché sapevo cosa stava pensando per quanto riguardava l'illuminazione. La bellezza del nostro rapporto di lavoro era che avrei potuto arrivarci nella mia profonda immaginazione e sapere che non stavo andando troppo lontano. Niente era troppo stravagante per lui ".

"Michael era diverso da chiunque altro con cui io abbia mai lavorato", ha dichiarato Waits. "Era completamente coinvolto ma non necessariamente dall'inizio. Aspettava che avessimo qualcosa di stabilito che avrebbe revisionato, commentato e chiesto delle integrazioni. E lo chiedeva molto rapidamente. Nei primi giorni di prove mi era stato chiesto di programmare molti effetti in modalità “chase” (è una centralina che permette di ottenere effetti scenici particolari, ndt) più che potevo, e ne combinai circa 140 prima che Michael si presentò pronto a vedere quello che avevamo. Dopo tutte le sequenze “chase” e una breve conversazione, il designer delle luci mi informò che Michael voleva utilizzare tutti i 140 "chase" in una singola canzone. Così a quel punto avevamo imparato che forse dovevamo mostrarglieli un pò alla volta."

Kirkham ha spiegato: "Tutti vogliono sapere cosa gli piaceva veramente. L’ho incontrato un paio di volte e ogni volta è stato molto professionale e si è mostrato molto intelligente. Alla fine del tour “History”, ha posato per le foto con il personale, ma non solo per una foto di gruppo, ha posato per le foto individualmente . Greg e io siamo entrambi con Michael in una foto sulla mia parete e chiunque pone sempre la stessa domanda, “è autentica ?” E questo è esattamente ciò che Michael era, lui era vero."


grazie per la traduzione a Niki64.mjj, ffz.leonardo.it/lofi/Una-retrospettiva-d...ckson/D10026643.html

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Re: Testimonianza di quattro tecnici delle luci che hanno lavorato con lui in tour

Messaggio Da silvia80 il Dom 11 Dic 2011 - 23:28


In tour con Michael Jackson

Un tour a livello nazionale è un cammino lungo e difficile. Un tour internazionale è ancora più lungo e più intenso. Ora, aggiungi il fatto che si sta viaggiando con uno degli artisti più popolari di tutto il mondo musicale, e capisci com’è la situazione. La vita in un tour di Michael Jackson è stata lunga, è stata difficile, ma è stata anche piena di bei ricordi.

"Michael è sempre stato molto focalizzato sulla presentazione vera e propria dello spettacolo", ricorda Morse. "Era coinvolto tecnicamente, musicalmente, e con ogni altro aspetto della performance. Ma c'era sempre una parte specifica dello spettacolo che era dedicata alla sua voglia di guarire il mondo in qualunque modo che lui o la sua musica potessero realizzare. Il “Dangerous” tour è stato davvero il suo primo tour concentrato sulla dichiarazione “Heal the World” e “Feed the Children” Era sempre nel contesto e certamente si trattava di una parte dello spettacolo. Ho scoperto che in tutto il mondo c’era sempre la stessa reazione, ovunque andasse. In molte località, gli spettatori del concerto non parlavano una parola di inglese, ma sapevano tutte le parole di tutte le canzoni. Si poteva sempre sentirli cantare all'unisono. Era fenomenale. Nel filmato trasmesso dal concerto del tour “Dangerous” di Bucarest in Romania, è evidente l'immensità assoluta del suo pubblico. Ho fatto tour con artisti del calibro di Madonna, dove abbiamo avuto 100.000-200.000 persone negli stadi. Ma questa era la più grande folla che avessi mai visto. Guidando verso lo stadio di Bucarest, vedevamo un soldato o un poliziotto armato praticamente ogni tre metri per l'intero tragitto. Erano tutti intorno che circondavano lo stadio e qualcuno ci disse che quella era la più grande folla che avevano visto dai tempi della rivoluzione. Eravamo un pò nervosi per la presenza dell'esercito. Ma questo è stato presto dissipato appena l'immensa folla ha cominciato a cantare all'unisono. Personalmente non so come lo vedevano, ma Michael era sicuramente in alcuni dei loro occhi, una sorta di pifferaio magico o un messia. Ha sposato l'amore per tutti e credo che lo abbiano davvero scelto per questo. "

"Quando sono andato in Giappone la mia prima volta con i Genesis , ho girato la città con i membri della band attraverso pagode e santuari, scattando foto ed era proprio come una gita in famiglia", ha dichiarato Waits. "Ma se tu fossi stato lì con Michael Jackson indossando persino una giacca con sopra il logo del tour, saresti stato letteralmente in uno sciame di persone. Potevi essere un assoluto sconosciuto, ma se eri associato a "quel" tour, tu eri qualcuno. Questo era un po’ snervante, dal mio punto di vista. Ad alcune persone piaceva, altri, come me, cercavano di fuggire da questo. Portavo molte semplici t-shirt da indossare in pubblico."

Waits ha continuato "Nel 1988, l'anno prima che crollasse il muro in Germania, abbiamo suonato al Reichstag, il vecchio Parlamento. I concerti furono eseguiti nell’area antistante e avresti potuto colpire il muro di Berlino con una pietra dall’entrata posteriore della sede . Abbiamo sollevato illuminazione supplementare e l’equipaggiamento del suono così qualcosa avrebbe potuto essere sentita e vista dall'altra parte. Ci hanno detto che la dimensione del pubblico che ascoltava in strada dall'altra parte del muro, era 10 volte più grande di quello che era davanti a noi, che era stato un "tutto esaurito". Questo è stato uno dei momenti più memorabili di cui io abbia mai fatto parte e essere parte di questo con un tour di Michael Jackson, lo rende ancora di più indimenticabile. "

Kirkham ha aggiunto: "Con il nostro tour, Michael era sicuramente un ambasciatore internazionale di pace. Abbiamo avuto alcuni momenti dello spettacolo che sono stati semplicemente incredibili. Avevamo una scena in cui c'era questa grande città bombardata, con una nuvola di fumo tra gli edifici distrutti. Avevamo un gruppo di gente locale mescolata con i nostri ballerini che poi dovevano cantare Earth Song. Il coro era “cosa ci è successo”. E alla fine della canzone questa luce accecante e un carro armato sarebbero arrivati dal fondo del palcoscenico. Questo carro armato è stato davvero unico nel suo genere e Michael si era posizionato nella parte anteriore del carro armato come se fosse stato in piazza Tienanmen, per fermarlo nel suo percorso. Il conducente del carro armato poi saltava fuori dal carro, la torretta si girava, il portello si apriva e il conducente avrebbe puntato un fucile contro Michael. Michael lo avrebbe raggiunto e abbassato il fucile al conducente del carro armato sopraffatto dall'emozione, poi una bambina, del posto, sarebbe arrivata fino al conducente dandogli un fiore appena tutti cominciavano a cantare 'Heal the World'. Poi c’era un seguirsi di bandiere di ogni nazione che venivano sventolate appena suonavano “Pictures at an Exhibition” (composizione del 1874 di Modest Musorgskij, ndt) una melodia classica con corni altisonanti, mentre i ballerini e gli artisti sventolavano questi enormi gonfaloni con tutte le bandiere di tutte le nazioni dove saremo andati in tour. Era straordinario. Non potevi sottovalutare che la popolarità di Michael era ed c’è ancora all'estero, non importa dove siamo andati, e siamo andati in alcuni posti nell’ Europa dell’est dove non troppi anni prima, c’erano effettivamente i carri armati nelle strade. C'era gente in tutto il mondo che si stava davvero emozionando, e questo è un ricordo che resterà con me per sempre. "

"Ci sono così tanti grandi ricordi dal tour con Michael," ammette Brooks. "Uno che spicca per me è che abbiamo fatto un sacco di spettacoli sotto la pioggia. Ricordo che era una notte triste mentre stavamo caricando (le attrezzature) in occasione della tappa asiatica del tour e avevamo queste piccole donne piccole asiatiche che stavano lavorando con i nostri macchinisti. Stavano provando e riprovando a spingere il gigante “VL2C” su queste rampe bagnate mentre la pioggia scrosciava. Era una sorta di campanello d’allarme che non eravamo più in Kansas, ma a prescindere hanno lavorato duro come qualsiasi altra squadra locale che abbiamo avuto in tour e non potrò mai dimenticarle".

Una parola sulla morte di Michael Jackson

Ogni volta che si sente parlare della scomparsa di un amico è un momento devastante. La finalità inaspettata e l'improvvisa scomparsa di Michael Jackson, non ha escluso coloro che hanno lavorato e viaggiato con lui intorno al mondo.

"Ero in effetti su un aereo e ho ricevuto circa sei messaggi sulla sua morte e come le porte si sono chiuse, ci hanno detto di spegnere i nostri cellulari", ha detto Morse. "Sapevo che era stato male quella mattina, ma quelli di noi dei tour più vecchi stavano supponendo, tramite i messaggi di testo, che era forse si era ammalato per lo stress. A volte reagiva fisicamente allo stress, ma ovviamente questo era andato ben oltre quello. Quando, appena le porte dell’aereo si sono chiuse ho saputo della sua morte, ho dovuto affrontare due o tre ore in volo, dove non potevo comunicare con nessuno. E’ stato davvero frustrante. E’ stato terribile ".

Waits ha aggiunto: "Mi sono veramente sentito strano. Avevo parlato con un mio amico del suo ultimo tour e mi stava raccontando le prove e di come Michael aveva recentemente raccolto l'intero personale sul palco in un cerchio. Michael si trovava al centro e li ha ringraziati sinceramente per circa 20 minuti, poiché sarebbe stato il suo tour del ritorno. Il direttore di produzione ha riferito che alla fine, egli avrebbe potuto prendere il personale e affrontare i Dallas Cowboys da come li aveva davvero pompati sui prossimi shows. Cinque minuti dopo che il mio amico ed io avevamo finito la nostra conversazione, qualcuno è venuto alla mia porta e ha detto che era stato riportato che Michael Jackson era morto. Ero in uno stato di shock e di stupore. Stavamo giusto parlando di lui, le cose stavano andando molto bene, e ora se ne era andato ".

"Quando senti che qualcuno che hai incontrato realmente se ne è andato, ti mette in uno stato di shock", ha dichiarato Kirkham. "E' stato irreale. Io sono orgoglioso di aver lavorato per un ragazzo che puoi raccontare che era un professionista esperto ogni giorno. Michael Jackson lavorava più di chiunque altro in tour. La gente vede l’eccessiva semplificazione della sua vita nei media ma so che era un capo veramente buono e so che era un artista incredibile. Posso dimostrarlo giusto dalla mia esperienza personale in cui ho visto un paio di centinaia dei suoi spettacoli".

"Ero in realtà sorprendentemente sconvolto", ha confermato Brooks. "Mi è piaciuto molto lavorare in tour con Michael, ma non mi sono mai classificato come fan e non ho mai posseduto un suo album, ma quando ho sentito che era morto sentivo qualcosa dentro di me come se avessi perso qualcuno vicino a me. Non riesco a spiegarlo, ma ero decisamente sconvolto."


Grazie per la Traduzione uno Niki64.mjj, ffz .leonardo.it/lofi/Una-retrospettiva-d...ckson/D10026643.html


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Re: Testimonianza di quattro tecnici delle luci che hanno lavorato con lui in tour

Messaggio Da silvia80 il Lun 12 Dic 2011 - 23:42


Ripensando


Come le nostre vite continuano ad andare avanti, le riflessioni che abbiamo ricevuto dalle nostre esperienze passate, sono spesso le ricompense di maggior valore che portiamo con noi. Quando si ha l'opportunità di lavorare con un'icona musicale, questi ricordi sono ancora più pronunciati e conserviamo un pò di pensieri su ciò che è stata davvero la vita lavorativa con una superstar.

"Un ricordo che avrò sempre di Michael Jackson è il primo incontro che ho avuto con lui, che era stato così gentile ad una prima riunione di produzione per discutere le idee per il tour “Dangerous” ha cominciato Morse. "in Michael ho trovato un ragazzo che era una delle persone più cordiali e più divertenti che abbia mai incontrato, che non era esattamente l'immagine pubblica che vedevano gli altri. Era pieno di spirito, nonostante alcuni grandi storie riguardassero il suo passato e lui era estremamente con i piedi per terra (realistico). Al mio primo incontro con lui mi disse che era (una persona) accessibile e che sicuramente aveva grandi idee, non solo per la sua carriera, ma anche per i suoi spettacoli. Era una persona creativa, era un sogno che diventava realtà per un designer di luci".

Morse ha continuato, "Un giorno durante le prove, Michael era pronto a provare il numero di apertura e catapultandosi con quello che chiamavamo 'tostapane' volando fuori da un buco e atterrando su entrambi i piedi. Indossava un iconico completo metallico con gli occhiali da sole, capelli lunghi e con uno sguardo severo in lontananza. Il primo giorno lo ha fatto con circa 50 persone della troupe e guardando i ballerini, lui rimase in piedi lì per circa quattro minuti. Ci stavamo tutti guardando nervosamente l'un l'altro, chiedendosi cosa stesse facendo. Poi, molto lentamente alzò la mano, afferrò gli occhiali da sole e li gettò via. Sembrava un’eternità, poi fece una piroetta e la musica iniziò. Così, naturalmente, mi chiesi perché si prese una lunga pausa. Beh, il motivo è che sapeva esattamente di quanto tempo aveva bisogno per trattenere la folla con quella posa. La prima volta che lo abbiamo fatto dal vivo davanti allo stadio di Monaco di Baviera, la sua pausa era esattamente al secondo, la stessa quantità di tempo che aveva usato durante le prove, e la folla stava impazzendo. Lui lo sapeva".

"Ogni notte la direzione delle luci per uno spettacolo di Michael, con le folle che avevamo e i luoghi dove eravamo, era abbastanza sconvolgente", ha detto Kirkham. "Un tour spesso diventa routine, non importa quale. Nel corso del tempo, tutto può diventare normale, ma era straordinario trovarsi in folle di quelle dimensioni. Credo che a Varsavia ci fossero state qualcosa come 400.000 persone allo show. Sulla carta questo è semplicemente un grande numero, ma finché non visualizzi 400.000 persone in un unico luogo, davvero non hai un'idea dell'enormità di questo."

Kirkham ha poi affermato: "In un tour di Michael lavoravi sicuramente con un A-Team (di prima qualità, ndt). C'erano un paio di tour in corso in altri stadi che io ricordi nello stesso anno, ma percepivamo che lavoravamo con alcuni dei migliori talenti del settore. E sai potevi sempre contare sulla gente che era intorno a te. Ognuno si dava da fare. Era straordinario. Era un lavoro molto duro e ci sono stati giorni in cui abbiamo odiato la vita. Avevamo viaggiato per sette mesi di fila ed eravamo stati fino in fondo, intorno al mondo. A volte eravamo tristi, ma alla fine potevamo guardarci in faccia e renderci conto che avremmo davvero raggiunto qualcosa di grande."

"Mentre ero in viaggio, ricordo di aver riflettuto che un po’ era come quando si ripensava ai “The Beatles", ha dichiarato Brooks. "Ho sempre visto i filmati delle migliaia di fan urlanti la prima volta che vennero in America, e viaggiare con un tour Michael era davvero la stessa cosa. Erano in qualche modo due diversi tour con lo stesso testo. La prima parte siamo volati in Oriente per fare il nostro primo show a Praga e alcuni mesi dopo siamo atterrati a Los Angeles da Ovest. Abbiamo letteralmente volato in tutto il mondo e abbiamo raggiunto tutti i continenti tranne l'Antartide. Quella parte del tour è stata molto estenuante. Il lavoro è stato a volte faticoso, ma poi abbiamo preso una piccola pausa, la produzione ha messo in ordine un pò di cose, e poi la seconda tappa del tour è stata solo un regolare tour europeo. Era diventato grande in quel momento. Avevamo una troupe davvero unita che partecipava tutte le notti perchè si realizzasse questo".

Retrospettiva su Michael Jackson

Con la scomparsa di Michael Jackson, le persone di tutto il mondo inizieranno il dibattito su dove esattamente la sua vita e la sua carriera saranno ricordate nel pantheon degli artisti musicali. Ma per coloro che hanno avuto la possibilità di lavorare con lui, il ricordo va un pò più in profondità. Il ricordo oltrepassa il genio musicale verso un posto nella loro vita che non potranno mai dimenticare.

"Quando ripenso alla vita e alla carriera di Michael Jackson, una delle cose che spicca per me è che, malgrado la sensibilità che possedeva e l’attitudine per lo spingersi ai limiti tecnologici, non ha mai avuto modo di godere di un tour che fosse completamente illuminato da proiettori motorizzati.", ha detto Morse. "Mi è stato detto di come il suo tour recentemente pianificato, sarebbe stato grande, ma purtroppo non è accaduto. Michael è stato molto più di un cantante/cantautore; era un esecutore, l'esecutore ideale. Se non ti sei mai seduto in uno stadio con 400.000 fan urlanti tutti in attesa di vedere quello che fa dopo, non riesci a cogliere la grandezza e la profondità della sua vita ed essere bravissimo a ispirare milioni di persone ".

Waits è d'accordo: "E’ difficile. Ogni volta che ripenso alla vita e la storia di Michael Jackson, la più grande cosa che posseggo è una foto delle persone con le quali ho lavorato. Più di qualunque altra cosa, Michael rappresentava davvero questo. Il mio ultimo tour con Michael era il mio ultimo tour ed era una buona chance verso la fine, perché sapevo che dopo aver lavorato con Michael e con una grande troupe così assemblata, non avrei avuto intenzione di fare di meglio. Era un buon momento per finire quella parte della mia carriera".

"Credo che lui sarà ricordato bene e molte polemiche sulla sua vita si attenueranno", ha aggiunto Brooks. "Alla fine, sarà semplicemente ricordato per quello che ha fatto meglio, che era eseguire la sua musica come solo lui poteva." - Greg Brooks.

"E' difficile dire dove Michael ricadrà nella gerarchia degli artisti musicali", conclude Kirkham. "La gente pensava che non ci sarebbe mai stato nessuno che avrebbe potuto superare Elvis, e poi ci sono stati i Beatles. La gente pensava che nessuno avrebbe superato i Beatles, ma poi c'e stato Michael".

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grazie per la traduzione a Niki64.mjj, ffz.leonardo.it/lofi/Una-retrospettiva-d...ckson/D10026643.html

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